Tappo di sughero: cos’è e perché si usa nel vino

Ti sei mai chiesto perché le bottiglie di vino sono tappate con tappi di sughero? Ma soprattutto, sai cos’è il sughero?

Cos’è il sughero

Il sughero è la “pelle” delle piante. Infatti, si tratta di un’insieme di cellule vegetali che la pianta produce per proteggere il fusto e le radici.

Chiaramente non tutte le piante sono uguali, quindi non tutte producono il sughero utile per fare i tappi. La pianta idonea a questo scopo è la Sughera (Quercus Suber), che produce spessi strati di sughero, anche di 8-10 cm.

Se ti fai il vino in casa e ti venisse la voglia di produrti anche i tappi, beh non te lo consiglio. Dalla semina della pianta alla prima raccolta ci vogliono minimo 25 anni, e solo dopo 40 anni il sughero che si raccoglie è quello adatto per fare i tappi.

Poi, invece, i tempi si accorciano. Una volta che la sughera è “entrata a regime”, il ritmo di raccolta del sughero è ogni 9 anni e prosegue fino a quando la pianta non muore. Considerando che la vita media di una Sughera è di 170-200 anni, una pianta può produrre sughero per 15-18 volte nell’arco della sua vita.
Infatti, dopo la raccolta del sughero, la pianta non muore ma lo rigenera. Per questo, il sughero è un vero e proprio materiale ecologico.

Il sughero è una risorsa rinnovabile, ma molto costosa per i lunghi tempi di crescita della pianta.

Chi ha scoperto il sughero

L’utilizzo del sughero risale agli Antichi Greci. Reperti archeologici dimostrano che già più di 2500 anni fa avevano scoperto come il sughero potesse essere utilizzato non solo per tappare le anfore, ma che aveva anche caratteristiche particolari che a noi non interessano minimamente. 

Il suo utilizzo nel mondo enologico risale agli inizi del 1700. Il monaco Dom Pérignon (sì, quello dello Champagne) prendendo spunto dalle borracce dei pellegrini di passaggio dall’abazia, migliorò le chiusure fino a quel momento utilizzate per le bottiglie di vino. Da l’utilizzo di legni avvolti in stracci imbevuti di pece, si passò al sughero, materiale elastico che si adatta perfettamente al collo della bottiglia.

Molto probabilmente è stata questa la chiave di volta per la produzione dello Champagne. Le bollicine che si formavano all’interno della bottiglia, con la nuova chiusura, rimanevano imprigionate ermeticamente dando vita ad un vino spumante.

Perché si usa il sughero nel vino

La scoperta fortunata del monaco benedettino, è ancora tutt’oggi utilizzata perché il sughero è un materiale straordinario. Al di là del mantenimento dell’anidride carbonica negli spumanti, il sughero impedisce che ci sia un’entrata massiva di aria nel vino. Anzi, sembra quasi che la sua struttura permetta di far permeare ossigeno molto lentissimamente, proprio come è necessario per un lento invecchiamento del vino in bottiglia.

Inoltre, la sua elasticità garantisce una chiusura perfetta per decenni e la sua composizione lo rendono perfettamente inerte, così da non alterare il profumo e il gusto del vino.

Il sughero “sa di tappo”

Sicuramente hai visto sommelier o appassionati annusare il tappo dopo aver aperto una bottiglia di vino (anche se il tappo era di silicone e quindi non serviva 🤦‍♂️). Si fa per capire se il tappo ha ceduto odori strani al vino.

Lo so che ho appena detto che il sughero è inerte, ma se è contaminato dal fungo Armillaria Mellea tutto cambia. Questo fungo produce il TCA (tricloroanisolo), una molecola che odora di muffa/cantina umida. Almeno così credono in molti.

Da studi recenti, sembra che la molecola del TCA non faccia puzzare il vino, ma inibisca le nostre capacità olfattive sfalsando la risposta che arriva al nostro cervello.

In ogni caso, quale sia il meccanismo poco importa. Quello che devi sapere è che l’odore di tappo si manifesta su sugheri di scarsa qualità.

Per quanto sia romantico il tappo di sughero, le nuove tecnologie ci permettono di avere tappi in altri materiali anche molto più prestanti. Per evitare il problema del tappo sono stati inventati tappi sintetici o alternativi come il tappo a vite. Non giudicare un vino dal tappo. Prima assaggialo.

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