Cosa vuol dire vino DOC, DOCG e IGT

DOC = Denominazione di Origine Controllata
DOCG = Denominazione di Origine Controllata e Garantita
IGT = Indicazione Geografica Tipica

E fin qua spero sia tutto ok, dato che c’è scritto anche sulle bottiglie.

Più concretamente, se il vino ha scritto in etichetta DOC, DOCG o IGT vuol dire che è stato prodotto secondo delle regole specifiche, in zone delimitate e con degli obiettivi comuni a tutti i produttori di quella zona.

Questo serve per distinguere le varie tipologie e regolamentare l’utilizzo dei marchi collettivi.

Per esempio, se un produttore vuole usare il nome Prosecco, non potrà fare il vino con l’uva rossa, ma dovrà seguire delle regole descritte nel manuale del Prosecco.

Se un vino è DOC non vuol dire che è buono a prescindere

Quando si parla di vino la denominazione non implica che un vino sia migliore o peggiore dal punto di vista qualitativo. Significa semplicemente che è stato prodotto rispettando il disciplinare di produzione. Quindi, pensaci prima di comprare lo Champagne di Topolino. All’interno della stessa denominazione troverai cantine che lavorano con impegno, ed altre no.

Pensa al ragù alla bolognese; ricetta base con migliaia di varianti, ne assaggi di eccellenti e di stomachevoli: stesso nome ma risultati differenti

La piramide della qualità

Esiste, però, una piramide che differenzia in 4 macro aree i vini. La qualità idealmente dovrebbe crescere dal basso verso l’alto, secondo la logica che i disciplinari di produzione sono molto più stringenti all’apice.

L’UE ha dato indicazioni per una nuova classificazione (destra), ma ha concesso agli Stati che avessero una classificazione propria di mantenere quella tradizionale (sinistra). Ed è giusto così, perchè sennò sarebbe stato tutto troppo semplice.

I vini da tavola (VdT) sono i vini delle sbronze peggiori, quelli che una volta comprati si offrono agli amici, ma soprattutto ai nemici. Nella nuova classificazione europea si distinguono quelli che riportano il nome del vitigno, se ne contengono almeno l’85%, e si definiscono Vini Varietali. Quelli che invece contengono un po’ di tutto, si chiamano Vini Generici.

Gli IGT sono quelli generici di una provincia, di una regione o di una zona comunque molto grande. Ad oggi si possono chiamare IGP = Identificazione Geografica Protetta, come la Mortadella di Bologna IGP.

Le DOC italiane sono più di 300, e scommetto che le conosci tutte. Specialmente quelle del Molise.

I DOCG sono vini che sono stati per almeno 7 anni DOC e hanno conquistato una certa risonanza commerciale. Quindi non c’è differenza, ma siamo in Italia ed è bello creare casino.

Ora che sei un esperto di burocrazia vinicola, quando leggerai Aprilia su una bottiglia, saprai che si riferisce ad un vino DOC e non alla casa motociclistica.

2 commenti
  1. Dario
    Dario dice:

    Davide sei un grande! Bell’articolo davvero, chiaro e sintetico e preciso!
    I punzecchi sulla burocrazia sono davvero eleganti e spero di non essere l’unico a pensarla come te!

    Rispondi

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